SPOSTARE I LIMITI DEI NOSTRI BAMBINI: COME ?

LA SINDROME DI KLINEFELTER, COME ANCHE ALTRE ANEUPLOIDIE DEI CROMOSOMI SESSUALI, PUÒ DETERMINARE ALCUNE ANOMALIE NELLO SVILUPPO DEL BAMBINO; LE TERAPIE MULTIDISCIPLINARI POSSONO INTERVENIRE, TRATTARE, RISOLVERE O ALLEVIARLE. TRA QUESTE, DUE VALIDE DISCIPLINE SONO:

  • la psicomotricità, fondata sul concetto di relazione tra attività motoria e processi psichici, migliora molti aspetti dello sviluppo psico-motorio dei bambini;
  • l’ osteopatia, quella professione sanitaria riconosciuta che ha un approccio olistico del corpo e che vede e tratta l’organismo come un’unità funzionale dinamica in cui ogni parte è interconnessa ad un’altra; è parte di quella che ad oggi prende il nome di medicina preventiva.

Le connessioni tra il movimento e l’apprendimento, sono fondamentali. Tutti i prerequisiti dell’apprendimento, organizzazione spazio-temporale, lo sviluppo delle attività prassiche (quei movimenti completati con il dispendio minore di energie per l’organismo), sono abilità e concetti che il bambino deve prima sperimentare con il proprio corpo, per poi trasferire tali competenze ad un livello più simbolico e complesso.
In questo articolo approfondiamo come la neuropsicomotricità e l’osteopatia possano aiutarci nel prevenire o limitare il ritardo neuropsicomotorio infantile con il Dott. Guido Viola Osteopata e neuropsicomotricista.
Salve a tutti! Sono il Dott. Guido Viola D.O. e sono un’ osteopata e terapista pediatrico. Da anni mi occupo dell’età evolutiva: prima come Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva e poi come Osteopata Pediatrico e Neonatale; completo inoltre la mia formazione con il master in Medicina Naturale e con seguente diploma di Naturopata. Il mio obiettivo è offrire ai miei piccoli pazienti ed ai loro genitori il miglior approccio Biointegrato. Nel corso degli anni ho avuto la possibilità di crescere e formarmi con persone, terapisti, medici e osteopati straordinari che mi hanno passato il loro sapere ed io, come un puzzle che si costruiva, ho visto emergere la figura che ad oggi sono.

Nel dedicarmi all’età evolutiva ho trovato la mia “vocazione”: amo rapportarmi con i genitori, rassicurarli, osservare i piccoli e aiutarli trattando le loro problematiche. Penso di aver scelto il mio percorso di neuropsicomotricista e poi osteopata dopo aver visto il film “Patch Adams”; li ho avuto come un fuoco dentro, la voglia di aiutare il prossimo e diventare il terapista dei bambini (e delle mamme); questo mi ha portato a formarmi esclusivamente in questo ambito.
Sognavo di curare con il sorriso, di essere per la famiglia innanzitutto un terapista di cui fidarsi e poi di riuscire a curare ed aiutare il loro bambino, nel suo lungo e tortuoso percorso che lo porta verso le autonomie.

Credo fermamente che anche il sorriso sia una terapia, non solo per conquistare la fiducia dei miei piccoli pazienti, ma anche per accogliere i genitori, e per le Mamme soprattutto. Spesso al mio studio arrivano dei genitori totalmente in balia delle onde, dove nessuno chiede loro: “come state?” Ecco, invece la prima cosa che amo fare nel mio lavoro, non è chiedere del bambino, ma di loro, specialmente se c’è un vissuto di gravidanza con timori, paure, magari dovuti ad una diagnosi prenatale inaspettata.

Questi mamma e papà si illuminano a quella semplice ed unica domanda rivolta a loro, e lì si crea una triade (Terapista – Mamma/Papà – Bambino) funzionale al raggiungimento di quegli obiettivi prefissati per il loro bambino.
E’ proprio per questo che dico con certezza che, quando si parla di diagnosi prenatale, è primario e fondamentale accogliere e coinvolgere il genitore, non inondarlo di domande, anamnesi e dati clinici. Ricordiamoci che prima di essere Mamma e Papà, i genitori sono Donna e Uomo … sono persone.
Quando mi chiedono di cosa mi occupo amo rispondere: PREVENZIONE. Per me l’osteopatia può essere inserita in quella che ad oggi prende il nome di medicina preventiva.

Preventiva di cosa? Preventiva di patologie conclamate, vale a dire prima che il disturbo, difficoltà iniziali degenerino in una patologia vera e propria: non a caso conosciamo tutti il detto “prevenire è meglio che curare”. Lavorare nell’età evolutiva mi porta proprio a questo, a trattare e, di conseguenza, a risolvere ed eliminare i possibili semi disfunzionali e quindi ad evitare l’instaurarsi della patologia nell’età successiva.

Mi rivolgo ad entrambe le figure genitoriali ma soprattutto alla mamma, per il legame stretto sotto punti di vista che ha con il bambino, in seguito ai nove mesi in cui hanno convissuto nel vero senso della parola: l’osteopatia e la neuropsicomotricità, in senso generale, cercano di vedere il bambino/mamma come un’unica unità funzionale di corpo, emozioni, mente e psiche, perché non può esserci omeostasi (equilibrio) se questi quattro elementi non sono in armonia.

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1.Perché osteopatia e neuropsicomotricita? Hanno qualche aspetto comune?
Secondo il mio modesto parere, un buon Osteopata deve necessariamente sapere come si sviluppa un bambino per identificare un eventuale deficit motorio, cognitivo o di linguaggio per intervenire, informare il medico di riferimento e garantire al bambino le migliori cure possibili.
Quindi diventa primario conoscere lo sviluppo Neuropsicomotorio per integrarlo e fornire al genitore le giuste basi e proposte da far eseguire al loro bambino.
Da oltre quindici anni, l’obiettivo che mi sono prefissato è quello di fornire al paziente e alla famiglia, che si fa carico di un qualsiasi problema, le giuste risposte per il raggiungimento del benessere, attraverso l’ integrazione di queste due discipline; per offrire a loro le migliori strategie presenti e accompagnare il proprio bambino che cresce, evolve e matura.

2.La Neuropsicomotricità può essere utilizzata fin dai primi mesi di vita ?
Sì! Sarebbe l’ideale iniziare il trattamento neuropsicomotorio fin dai primi mesi di vita (ovviamente se si ha un profilo di sviluppo non congruo).
E’ auspicabile cominciare entro le 6/8 settimane, perché il bambino nei primi mesi di vita ha un sistema nervoso e sensoriale in rapida evoluzione positiva e quindi, il guidarlo e stimolarlo sono alla base della creazione di miliardi di nuove sinapsi (connessioni) a livello del nostro cervello per creare nuovi circuiti di integrazione. Sebbene la tempestività sia una valida alleata, per completezza di informazioni e per tranquillizzare i genitori, finora ignari di questi approcci terapeutici, aggiungerei che un bambino vive il maggiore sviluppo neuronale e accrescimento cranico nei suoi primi 3 anni di vita, e che il picco di “sensibilità” agli stimoli utili al suo sviluppo si ha nei primi 8 mesi. La finestra temporale sembra ampia per poter iniziare trattamenti; ma genitori, ricordate che “chi ben incomincia è a metà dell’opera” .

3.Quali sono gli obiettivi della pratica Neuropsicomotoria educativa e preventiva ?
Il trattamento neuropsicomotorio ha come obiettivo quello di far crescere il bambino nella sua globalità, mente, corpo e psiche le quali si sviluppano attraverso attività motorie che il bambino mette in atto attraverso il gioco.
Gli obiettivi che ci si pongono, in sintesi, sono quelli di permettere al bambino un’organizzazione su tutte quelle che sono le sue competenze motorie, psicomotorie, affettive e cognitive.

4.In che modo entrambe queste discipline possono supportare il sano sviluppo del neonato ?
Il neonato che vedo quotidianamente viene preso in carico a 360 gradi integrando anche le figure genitoriali nel percorso di sviluppo e abilitazione neuro psicomotorio perché, secondo la mia esperienza, non può esserci miglioramento se i genitori non diventano parte integrante del percorso osteopatico/riabilitativo.
Un intervento Osteopatico e Neuropsicomotorio coordinato, integrato, tempestivo e preventivo contribuisce ad eliminare o limitare situazioni di disadattamento.

5.Come si svolgono le attività e i percorsi psicomotori per prevenire eventuali ritardi ?
Il tutto avviene attraverso il gioco: il bambino sperimenta il proprio corpo e utilizzando il movimento entra in contatto con l’ambiente intorno a sé (stanza Neuropsicomotoria) e con le persone con cui si relaziona (Genitore o Terapista della Neuropsicomotrocità).
Obiettivo che si dà il TNPEE (terapista della neuro psicomotricità dell’età evolutiva) è quello di sostenere le abilità del bambino all’interno di percorsi specifici e individualizzati in ambito preventivo o terapeutico.
Si lavora per il bambino e con il bambino invitandolo a pensare, simbolizzare, esprimere tramite il corpo bisogni, difficoltà, emozioni, sentimenti, pulsioni e desideri.

6.In cosa consiste un percorso osteopatico ?
Non esiste un percorso predefinito in termini osteopatici.
Infatti lo stesso motivo di consulto nel 99% dei casi troverà un trattamento diverso e indicazioni terapeutiche diverse da un paziente all’ altro.
Mediamente, per risolvere una problematica osteopatica sono utili circa 3 / 5 sedute (plagiocefalia e torcicollo escluso dove solitamente si accompagna il bambino per un periodo più lungo).
Voglio sottolineare che il trattamento Osteopatico pediatrico è molto delicato e il bambino non sente alcun dolore.

7.Quali sono i sintomi che un genitore dovrebbe cogliere per riconoscere un ritardo Neuropsicomotorio infantile ?
Questa risposta non è facile da dare … direi che un genitore difficilmente sbaglia, ma teoricamente è il medico di riferimento che nei vari bilanci di salute si accorge che qualcosa non va.
Quindi il consiglio che mi sento di dare è di fare i genitori, perché il vostro pediatra vi accompagna nel percorso dei primi mesi di vita del bambino.

8.La neuro-psicomotricità cos’è e a che età viene prescritta ai bambini per il recupero di ritardi e disturbi di sviluppo ?
La neuropsicomotricità viene prescritta a livello neonatale se ci sono state sofferenze pre, peri e postnatali.
Se invece è presente un disturbo dello sviluppo, molto spesso viene prescritta non prima dei tre anni.

9.Fino a che età è possibile intervenire per recuperare in caso di ritardo psicomotorio ?
La letteratura ci dice che dopo gli 8 anni si può recuperare totalmente o parzialmente un ritardo neuropsicomotorio.
Ovviamente prima si inizia e maggiori possibilità di recupero si hanno.

10.La Neuropsicomotricità come influisce sul linguaggio ?
Il trattamento neuropsicomotorio agisce attraverso il gioco e le esperienze psicomotorie che il bambino fa durante la seduta, andando a stimolarlo in quello che viene definito “il triangolo dello sviluppo”: il Linguaggio, il livello Cognitivo e il livello Motorio; quindi modulando le varie attività, si riesce a favorire la componente linguistica sia sul versante di produzione che di comprensione.

11.Che consigli potremmo dare ai genitori che desiderano saperne di più?
Consiglio di affidarsi sempre e comunque al proprio pediatra di riferimento e di farsi seguire sempre da personale adeguatamente formato sia per quanto riguarda la terapia neuropsicomotoria che di osteopatia pediatrica.

Ricordate: un bambino non è un adulto in miniatura; le sue strutture, proporzioni e caratteristiche sono del tutto differenti !

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Intervista gentilmente rilasciata dal Dott. Guido Viola – Osteopata Neuropsicomotricista a Noemi Di Modugno componente della Task Force del Gruppo SVITATI 47.

Per maggiori info:
Dott Guido Viola TNPEE DO
Terapista della neuro e psicomotricità dell’ età evolutiva
Osteopata pediatrico e della Maternità
Esperto in medicine naturali
Studio Professionale Riabilitazione Boccea
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