APPRENDIMENTO PRIMA DEI 18 MESI

Spesso ci contattano delle mamme con diagnosi precoce o prenatale chiedendoci cosa fare per potenziare le capacità di apprendimento dei propri figli e prevenire eventuali future problematiche scolastiche. Forse non tutti sanno quanto è importante iniziare fin dai primi mesi a stimolare la mente dei propri bimbi e che esistono dei metodi per poterlo fare.
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Il Nyborg è il primo metodo con cui si può iniziare a lavorare con i bimbi piccolissimi o quelli che presentano una maggiore fragilità. Da piccolissimi i bambini costruiscono le basi (prerequisiti) che costituiscono poi le risorse indispensabili per poter imparare. Queste basi sono varie e complesse e bisogna imparare a riconoscerle e a usarle altrimenti non verranno sviluppati adeguatamente i requisiti fondamentali per l’apprendimento quali :
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• memoria a breve termine;
• attenzione sostenuta e selettiva;
• motricità globale e fine.
• coordinazione occhio-mano: lo sviluppo adeguato di questa funzione permette lo sviluppo di un buon grafismo;
• movimenti oculari.
• categorizzazione e generalizzazione.
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Questo metodo serve proprio a capire e a lavorare sul potenziamento dei pre-requisiti a livello di linguaggio e rafforza le funzioni che determinano la capacità di imparare (aspetto cognitivo). Grazie al metodo Nyborg si lavora sull’aspetto cognitivo perché stimola le operazioni mentali (funzioni mediante le quali il cervello crea collegamenti tra dati conosciuti e dati nuovi) che sono alla base dell’apprendimento. Utilissimo anche per i bimbi che non presentano fragilità evidenti perché comunque potenzia le loro capacità.
La Prof.ssa Loredana Alajmo, per prima, ci ha fatto conoscere questo strumento e , grazie a lei, abbiamo scoperto l‘importanza dell’acquisizione dei concetti:
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IGNORARE LA DIAGNOSI NON AIUTA TUO FIGLIO

SE TUO FIGLIO HA LA SINDROME DI KLINEFELTER O LA SINDROME DI JACOBS NON AVER VERGOGNA DI PORTARLO A TRE ANNI DAL NEUROPSICHIATRA INFANTILE.

A volte succede che una persona, fin dalla più tenera età, sia privata delle terapie fisiche e psichiche, solo per l’incapacità dei genitori di accettare l’idea che il proprio figlio abbia una mappa genetica particolare.

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APPRENDIMENTO: BRAVI NON SI NASCE, BRAVI SI DIVENTA

RICONOSCERE E USARE LE CAPACITÀ DI APPRENDIMENTO È POSSIBILE ANCHE PER CHI NASCE CON POSSIBILITÀ TALI PER CUI SI VIENE CONSIDERATI PERSONE CON LIMITATE POSSIBILITÀ DI APPRENDIMENTO.
TUTTI POSSONO SVILUPPARE LE PROPRIE CAPACITÀ COGNITIVE GRAZIE A METODI UTILIZZATI CON SUCCESSO NON SOLO CON I BAMBINI MA ANCHE CON GLI ANZIANI E ANCHE DA ADULTI CHE NON SI VOGLIONO ACCONTENTARE E DESIDERANO MIGLIORARE LE PROPRIE COMPETENZE.

Ci spiega bene come fare una professionista che stimiamo molto, la pedagogista Nicoletta Bosco.

Sono una pedagogista (laurea magistrale in scienze pedagogiche) specializzata nel metodo Feuerstein. Mi sono avvicinata per la prima volta al metodo da bambina, quando mia madre, la prof.ssa Loredana Alajmo, insegnante di italiano in un istituto tecnico industriale, ha iniziato a frequentare i primi corsi di formazione, poiché aveva visto nel metodo Feuerstein “La Risposta” in grado di dare a tutti i suoi allievi gli strumenti adatti per imparare. La sera, di ritorno dai corsi, proponeva a me gli esercizi cognitivi appena studiati. Anche mio padre, ora in pensione, era insegnante e a pranzo e a cena si parlava di scuola, allievi, difficoltà scolastiche. Così, cresciuta a “pane e apprendimento”, ho iniziato a frequentare anch’io i corsi sul metodo Feuerstein, in un primo momento a Udine, poi mi sono specializzata nell’ambito dei workshop internazionali organizzati dal Feuerstein Institute in diverse capitali europee, fino a recarmi più volte presso l’istituto stesso a Gerusalemme. Sono titolare dello “Studio per l’Apprendimento Mediato” che ha sede a Udine, la mia città, dove seguo bambini, ragazzi e adulti con difficoltà di apprendimento di diversa eziologia, utilizzando il metodo Feuerstein e anche altri approcci.

Tengo corsi professionalizzanti sul metodo Feuerstein rivolti a docenti, educatori, terapisti e a tutti coloro che sono coinvolti in una relazione d’aiuto, con la speranza che il metodo si diffonda sempre più nella scuola e nella sanità pubblica.

Organizzo inoltre corsi per genitori, affinché possano contribuire in modo consapevole allo sviluppo cognitivo dei loro figli.

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1.Feuerstein afferma: “che tutti si possono modificare con un lavoro di comportamento, conoscenza, comunicazione” : ci spiega meglio questo concetto ? E’ necessaria una diagnosi per la valutazione delle potenzialità di apprendimento?
Secondo Feuerstein, non impariamo unicamente dall’esperienza diretta, ma l’apprendimento può essere amplificato dall’azione di un “mediatore”, un’altra persona che si interpone tra la realtà e l’individuo, filtrando, modificando, ampliando gli stimoli e intervenendo sulla struttura cognitiva del discente, in modo da favorire il processo di apprendimento. Se un bambino non impara, semplicemente non ha ricevuto sufficiente mediazione. In questa prospettiva, gli stadi dell’intelligenza definiti da Jean Piaget, di cui Feuerstein fu allievo negli anni Cinquanta del secolo scorso, non sono “fissi”: la mediazione può in qualche modo accelerare lo sviluppo cognitivo.
Proprio perché considerava l’intelligenza modificabile, Feuerstein mise a punto un sistema valutativo diverso da quello standard del quoziente intellettivo, che non lascia spazio al mutamento. Nel secondo dopoguerra, emigrato in Israele dopo essere fuggito dal campo di concentramento, Feuerstein divenne responsabile per conto dell’agenzia Youth
Aliyah dell’integrazione dei giovani sopravvissuti all’Olocausto, giunti da Paesi diversi, ma accomunati da un passato drammatico. Questi ragazzi, che indubbiamente non avevano ricevuto la giusta mediazione, non superavano il test di ammissione alla scuola normale. Per Feuerstein ciò era inaccettabile, allo stesso tempo lavorando con loro si accorse che non avevano perso la capacità di modificarsi, di imparare: fu così che un po’ alla volta nacque quella che ora si chiama “valutazione dinamica della propensione all’apprendimento” (LPAD = Learning Propension Assessment Device): si vede così ciò che la persona è in grado di fare da sola, ma a questa osservazione segue una vera e propria lezione, per poi analizzare quali sono stati i cambiamenti e, quali mediazioni sono state efficaci. Così non guardiamo soltanto ciò che la persona sa fare, le capacità manifeste, ma anche ciò che fa se aiutata, che potrebbe imparare, ossia il potenziale di apprendimento. Attraverso l’interazione, per mezzo del dialogo, emerge il processo cognitivo della persona, possiamo davvero conoscere la sua mente e intervenire sul suo funzionamento. Senza considerare l’aspetto affettivo: se vi è apertura alla comunicazione, se vi è partecipazione da parte del mediatore (valutatore), la persona si sente più tranquilla, a suo agio e anche il rendimento sarà migliore. Come può sentirsi un bambino di fronte ad un compito che non sa fare, osservato da una persona che in nome dell’oggettività della valutazione non lo può aiutare?

2.Quali sono i sistemi applicativi principali utilizzati? E quali sono mediamente i costi ?
Dopo aver messo a punto un nuovo sistema valutativo, Feuerstein, rientrato in Israele e forte della vastissima esperienza accumulata in Svizzera e in Nord Africa, dove aveva il compito di selezionare e assegnare a programmi educativi diversi ragazzi provenienti dal Maghreb, dall’Egitto e da vari Paesi europei, sentì l’esigenza di sviluppare un programma in grado di aiutare le persone a migliorare le loro capacità di apprendimento. Fu così che insieme ai suoi collaboratori ideò il “Programma di Arricchimento Strumentale” costituito da 14 strumenti “carta e matita” per un totale di circa trecento pagine di “esercizi cognitivi”, ossia privi di contenuto disciplinare, ma volti a potenziare tutte quelle funzioni che sono trasversali all’apprendimento, a scuola come nella vita. Ogni strumento è focalizzato su un’operazione mentale, abbiamo ad esempio gli strumenti “Confronti”, “Classificazioni”, “Sillogismi” ecc. … sono strumenti meravigliosi per il loro carattere universale, che trascende la cultura di appartenenza e le specificità individuali. È bene ricordare che gli strumenti vanno somministrati con competenza, le pagine in sé non sono significative se non sono accompagnate da una mediazione sapiente e mirata, frutto di una buona preparazione teorica, nonché dell’esperienza. Nel 2003 è stato sviluppato il programma Basic, rivolto ai bambini più piccoli, che include, fra gli altri, tre strumenti centrati sulla conoscenza e gestione delle emozioni, validi anche per ragazzi e adulti.
I costi possono variare: se il metodo viene utilizzato a scuola è gratuito e raggiunge tutti, anche chi è meno fortunato; privatamente la tariffa oraria è pari a quella normalmente richiesta per trattamenti di logopedia o neuropsicomotricità, circa 40 – 50 €
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3.Come si fa a migliorare tramite il metodo Feuerstein l’insieme di abilità, comportamenti, pensieri ed emozioni che costituiscono le capacità cognitive individuali?
Il metodo Feuerstein è costituito da un innovativo sistema valutativo, un programma applicativo estremamente ampio e un apparato teorico fondamentale perché il metodo risulti efficace. Dopo aver fatto la valutazione, si redige un progetto educativo e si stabilisce quali strumenti sono i più adatti e quali le mediazioni. Gli strumenti vanno applicati con costanza ogni settimana, osservando costantemente i processi cognitivi dell’individuo, mediando perché le funzioni cognitive carenti possano migliorare, con un’attenzione particolare agli aspetti emotivi e affettivi: il bambino deve sentirsi competente, provare il piacere intellettuale di apprendere, sperimentare su di sé la modificabilità. L’ottimismo pedagogico è un elemento fondamentale del metodo. È un percorso che si fa insieme, mediatore e mediato si modificano a vicenda: “Fallo con me e attraverso di me, non farlo per me” diceva Feuerstein.

4.Il Metodo Feuerstein a partire da quale età può essere applicato?
Il programma Basic può essere applicato a partire dai quattro anni, il programma Standard dagli otto. Con i bambini più piccoli, se vi sono difficoltà, bisogna intervenire anche senza strumenti specifici: lo si fa tenendo a mente i principi teorici di Feuerstein, le funzioni cognitive, la mediazione, attraverso attività ludiche pensate e predisposte appositamente per il bambino in questione.

5.Il Metodo Feuerstein in che modo e per quali obiettivi può essere utilizzato dai genitori?
I genitori sono i primi mediatori del bambino e hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo cognitivo. La bellezza del metodo sta anche nella possibilità di trasformare ogni situazione della vita quotidiana in occasione di apprendimento: con la mediazione giusta, attività come vestirsi, prepararsi per uscire, raggiungere una meta possono diventare fonte di stimolazione cognitiva. Insomma, i genitori, senza risultare pedanti o noiosi, con maestria e competenza, possono far sì che l’interazione con i figli diventi una vera e propria “palestra del cervello”! Abbiamo avuto casi di genitori che hanno seguito corsi di formazione Feuerstein non appena hanno ricevuto la diagnosi del figlio e i risultati sono stati eccellenti. Un’altra situazione è quella di famiglie che non trovano un professionista formato al metodo che possa seguire il figlio e applicare gli strumenti. In tal caso è possibile che sia la madre o il padre ad intraprendere una formazione professionalizzante e ad utilizzare gli strumenti con il bambino. A volte si creano situazioni di conflitto genitore – figlio, altre volte l’esperimento funziona: conosco genitori eroici che per ragioni geografiche non hanno trovato nessuno a cui rivolgersi e hanno seguito con determinazione e impegno la nostra formazione. Alcuni con gli anni hanno cambiato lavoro, mettendo a frutto le competenze acquisite, e ora sono bravissimi insegnanti!

6.Il Metodo Feuerstein a chi, tra quelli che vivono con il bambino può risultare utile per aiutarlo?
Può essere utile per tutti: per i genitori in primis, ma perché no, anche per i nonni, che possono trovare giovamento dal metodo sia per prevenire il decadimento cognitivo legato all’invecchiamento sia per aiutare i nipotini. Se possibile, è ottimale che l’insegnante di classe e di sostegno siano formati al metodo: anche se non applicano gli strumenti, possono impostare la didattica facendo riferimento ai principi teorici di Feuerstein per favorire l’apprendimento. Se vi è un educatore, sicuramente la sua conoscenza del metodo Feuerstein sarebbe preziosa.

7.Il Metodo Feuerstein può aiutare bambini che hanno disturbi dello spettro autistico?
Sì, proprio di questo si è parlato al convegno “Feuerstein on Autism” organizzato a gennaio 2020 a Gerusalemme, a cui ho avuto la fortuna di partecipare. Vorrei ricordare che il metodo Feuerstein interviene sulle funzioni cognitive indipendentemente dalla diagnosi, tuttavia, nonostante ogni individuo sia unico, all’interno dello spettro autistico è possibile identificare delle caratteristiche comuni che ci permettono di illustrare delle linee guida nell’applicazione del metodo.

8.Il Metodo Feuerstein può aiutare bambini con disturbi di relazione come il DOP o altri in generale?
Sì, si possono utilizzare sia gli strumenti cognitivi del programma Standard, ad esempio con l’obiettivo, tra gli altri, di insegnare a controllare l’impulsività, sia gli strumenti emozionali del programma Basic, centrati sulla gestione delle emozioni e lo sviluppo dell’empatia.

9.Il. Metodo Feuerstein può aiutare bambini con problemi visuo-spaziali?
Sì, alcuni strumenti sono in modalità grafica, penso ad esempio a “Organizzazione di punti”, e rappresentano una sfida e al contempo un aiuto per chi ha difficoltà visuo-spaziali.

10.Il Metodo Feuerstein può aiutare bambini con ritardo nel linguaggio?
Sviluppare il linguaggio, migliorare la precisione lessicale, ampliare il repertorio di vocaboli rappresentano un obiettivo fondamentale. Il linguaggio è strumento del pensiero ed è necessario riporvi una cura estrema. Alcuni strumenti sono adatti anche ai cosiddetti “bambini non verbali”, sono presentati in modalità grafica e non prevedono la capacità di esprimersi verbalmente. Le funzioni cognitive vengono comunque stimolate e così facendo si potrebbe aprire un po’ alla volta la strada allo sviluppo linguistico. Feuerstein utilizzava la metafora del vaso per spiegare l’atto mentale: le funzioni cognitive sono come dei sassolini, spostandone una, si muovono anche le altre.

11.Il Metodo Feuerstein può aiutare adolescenti e quali potrebbero essere gli ambiti di applicazione per loro?
Il metodo Feuerstein non si rivolge solo alle persone con difficoltà di apprendimento, può essere utile per tutti, perché tutti dobbiamo imparare ad imparare, a scuola come nel lavoro e nella vita: la società in cui viviamo, in continuo mutamento, ce lo impone. Gli adolescenti spesso non hanno gli strumenti per studiare, non hanno quello di cui tanto si parla, “il metodo di studio”. Il metodo Feuerstein non è un metodo di studio, ma acquisire consapevolezza dei propri processi mentali, pensare al proprio pensiero, fare cioè metacognizione, offre gli strumenti perché ognuno possa costruire autonomamente il suo personale metodo di studio. Nulla viene calato dall’alto, si parte dai processi mentali della persona. Per gli adolescenti molto interessanti possono essere anche gli strumenti emozionali, soprattutto per migliorare la sfera relazionale, molto “turbolenta” a quell’età.

12.Per quanto riguarda gli adulti per chi è consigliabile e fino a quale età?
Non c’è limite di età! Gli adulti che si rivolgono a noi spesso sono persone che desiderano riprendere gli studi e sentono di essere un po’ “arrugginiti”. Altri si trovano in un momento difficile, sono disorientati nelle scelte della vita, il metodo Feuerstein spesso offre la chiarezza e la lucidità mentale per affrontarle. Con gli adulti, io e mia madre, la prof.ssa Loredana Alajmo, che collabora ancora con me, abbiamo lavorato anche nell’ambito della salute mentale: alcune pazienti del centro di salute mentale di San Daniele del Friuli hanno intrapreso un percorso con noi, che in alcuni casi ha portato ad un miglioramento della qualità della vita. Abbiamo tenuto molti corsi anche presso le Università della Terza Età e nei centri diurni per anziani: ad una certa età si sente che la mente non è più quella di prima, molti accusano problemi di memoria e l’esigenza di riattivazione cognitiva è forte.

13.Ci sono Enti pubblici che offrono servizi di potenziamento cognitivo con il Metodo Feuerstein?
Non mi risulta, spesso si tratta di iniziative individuali, come ad esempio una logopedista che conosce il metodo e lo utilizza nel trattamento offerto dalla ASL. Se ci sono delle eccezioni, sarei felicissima se mi venissero segnalate.

14.Ci sono scuole in Italia che lo hanno inserito nell’ambito di progetti educativi?
Ci sono molti insegnanti che applicano il metodo in classe, al momento non sono a conoscenza di istituti che hanno avviato un progetto di ampio respiro, che coinvolga ad esempio tutte le classi. La prof.ssa Alajmo aveva formato molti docenti all’interno dell’istituto tecnico in cui ha insegnato per tanti anni e il metodo Feuerstein veniva somministrato a tutte le prime per un’ora alla settimana. Se c’è qualche scuola interessata ad impostare una didattica con il metodo Feuerstein, siamo disponibili a seguire il progetto!

15.Nelle Regioni che erogano risorse tramite il fondo per l’autonomia a beneficio di chi usufruisce del DL 104/92 cosa potrebbe fare una famiglia per ottenere servizi di arricchimento cognitivo?
In Friuli – Venezia Giulia è possibile attingere ai fondi per l’autonomia, in altre regioni non so.

16.Cosa potrebbero fare le Associazioni di Pazienti con disabilità mentale, per ottenere servizi di arricchimento cognitivo a costi contenuti e a quali Enti potrebbero rivolgersi per segnalare tale necessità?
Penso che la situazione sia diversa da regione a regione. La cosa migliore è forse che siano gli insegnanti a formarsi e poi ad applicare il metodo a scuola, così che tutti possano trarne beneficio, anche chi non ha risorse economiche per un percorso privato. Per i pazienti adulti è più difficile, ancora di più per gli anziani.
Uno dei libri di Feuerstein si intitolava “Non accettarmi come sono, se mi ami aiutami a cambiare”. Era un titolo rivoluzionario, che poi purtroppo è stato cambiato, e si ispirava ad una frase pronunciata realmente da un bambino seguito da Feuerstein stesso.
Purtroppo spesso le risorse sono rivolte per lo più a garantire assistenza e comodità, con l’idea che non sia possibile fare altro. Invece le persone e anche i bambini sono contente quando imparano e si rendono conto che possono cambiare, diventando così una risorsa per la società e non un costo. Se le risorse fossero indirizzate di più per lo sviluppo cognitivo, sarebbe un grande investimento per tutti noi. Sarebbe auspicabile che il servizio sanitario pubblico e i servizi sociali prendessero in considerazione la possibilità di formare il personale che si occupa in particolare di persone con disabilità, come i centri di salute mentale, le unità di neuropsichiatria infantile, le strutture che si occupano dell’assistenza agli anziani.

17.Gli insegnanti interessati a questo metodo, possono usufruire di risorse pubbliche per diventare mediatori del metodo Feuerstein?
Sì, possono utilizzare la carta del docente per la formazione Feuerstein.

18.In generale cosa potrebbero fare le famiglie per aumentare il numero di educatori applicatori del PAS in Italia?
Possono parlare del metodo e se hanno la possibilità di far seguire i propri figli da applicatori competenti, possono mostrare i risultati. Chi tocca con mano il cambiamento, poi vuole conoscere il metodo Feuerstein!

19.Si può usufruire di corsi online e come funzionano?
L’emergenza sanitaria ci ha costretto a fare formazione online, all’inizio non volevo, poi mi sono adattata e ho provato. Abbiamo già tenuto due corsi professionalizzanti online e sono state entrambe bellissime esperienze. La piattaforma permette di condividere e scambiare facilmente il materiale, il dialogo è composto e allo stesso tempo fecondo, in breve le distanze si accorciano. Ho sentito i miei corsisti molto vicini. La formazione a distanza permette di seguire il corso anche a chi per motivi familiari non può muoversi ed è più economico perché non ci sono i costi del viaggio e del pernottamento. Abbiamo potuto verificare che l’acquisizione delle conoscenze da parte dei corsisti è ottima, quindi il nostro giudizio è positivo.

20.Si possono costituire dei gruppi di lavoro condividendo la spesa del corso?
Sì, possiamo organizzare corsi per gruppi precostituiti di almeno dieci persone, con calendario da concordare insieme.

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Intervista gentilmente rilasciata dalla Dott.ssa Nicoletta Bosco – Pedagogista – specializzata nel Metodo FEUERSTEIN – al Gruppo SVITATI 47.

COME CI E’ STATO RICHIESTO VI SEGNALIAMO I PROSSIMI CORSI ONLINE SUL METODO FEUERSTEIN

PERINFO SCRIVERE A: nicolettabosco@studiofeuerstein.it

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CORSO PAS BASIC 2

Modulo 1 – venerdì 29 gennaio 2021 ore 15.00-19.00
Modulo 2 – sabato 30 gennaio 2021 ore 09.00-13.00 | 14.00-18.00
Modulo 3 – domenica 31 gennaio 2021 ore 09.00-13.00 | 14.00-18.00

Modulo 4 – 26 febbraio 2021 ore 15.00-19.00
Modulo 5 – 27 febbraio 2021 ore 09.00-13.00 | 14.00-18.00
Modulo 6 – 28 febbraio 2021 ore 09.00-13.00 | 14.00-18.00

CORSO PAS STANDARD 2

Modulo 1 – venerdì 26 marzo h 15.00 – 19.00
Modulo 2 – sabato 27 marzo h 9.00 – 13.00, 14.00 – 18.00
Modulo 3 – domenica 28 marzo h 9.00 – 13.00, 14.00 – 18.00
Modulo 4 – venerdì 16 aprile h 15.00 – 19.00
Modulo 5 – sabato 17 aprile h 9.00 – 13.00, 14.00 – 18.00
Modulo 6 – domenica 18 aprile h 9.00 – 13.00, 14.00 – 18.00

CORSO PAS STANDARD 3

Stiamo organizzando un corso PAS STANDARD 3 online, in date da definire d’accordo con i corsisti. Le persone interessate possono contattarci all’indirizzo nicolettabosco@studiofeuerstein.it.

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I riferimenti di Nicoletta Bosco, per chi fosse interessato ai corsi sul METODO FEUERSTEIN sono: https://www.studiofeuerstein.it/corsi-professionalizzanti-2

cell. 349 086 7261

ANCHE PER GLI STUDENTI KLINEFELTER, OGGI, LA SCUOLA PUÒ ESSERE UN SUCCESSO …

NON PER TUTTI, MA PER LA MAGGIOR PARTE DI NOI, NATI CON LA SINDROME DI KLINEFELTER, LA SCUOLA, DALLE ELEMENTARI ALLE SUPERIORI È STATA UN VERO SUPPLIZIO

Franco Ionio, del Gruppo SVITATI 47, diagnosticato a 19 anni, conosce molto bene le problematiche scolastiche dei bambini e dei ragazzi con la sindrome di Klinefelter

In classe grande difficoltà a stare attenti, difficoltà a capire e memorizzare le lezioni. Ogni nuovo argomento è fonte di ulteriore difficoltà. Alla fine della lezione ci si alza dal banco già stanchi e annoiati, con la consapevolezza di non aver capito niente e con un’invidia profonda, quasi un rancore verso i compagni che capiscono tutto al volo  e fanno osservazioni intelligenti.

Tornare a casa con un senso di delusione e di amarezza per non essere stati abbastanza attenti, per non essere riusciti a prendere gli appunti alla lavagna. L’insegnante che ti guarda storto e detta gli esercizi da fare o il numero spaventoso di pagine di storia o geografia da studiare a casa nel pomeriggio:

“mi raccomando eh? Ionio studia che domani ti interrogo”

Torni a casa sapendo che domani sarai esposto alla gogna. A casa rimandi  l’orario dello studio perché non solo non sai studiare, ma non ti ricordi nulla di tutto quello che è stato spiegato e non solo di oggi, ma … “dall’inizio dell’anno fino ad oggi !!“. Non ricordi le date, le battaglie, gli armistizi, le alleanze, le catene dei monti, il nome dei fiumi,  le capitali … per non parlare poi delle parentesi graffe, quadre, tonde e poi le famigerate equivalenze, quelle virgole che si spostano a destra e a sinistra senza un vero motivo, le  tabelline, le equazioni, i logaritmi, la trigonometria, i famigerati integrali ….

A scuola ci dicono che siamo svogliati, intelligenti ma fannulloni e a casa i genitori, quando vedono i voti e le pagelle, aumentano il carico e i sensi di colpa si, moltiplicano.

Derisi e umiliati dai compagni e dai professori a scuola e bastonati a casa 

Ecco che allora ti rifugi in  compagnie di altri “somari” come te, oppure ti isoli, te ne stai per conto tuo ore e ore, una volta a leggere i giornalini a fumetti e oggi ad ammazzare i tuoi nemici davanti al monitor della playstation.  Coltivi magari qualche hobby in cui sei bravissimo, perchè hai un’ottima manualità, ma che la scuola, matrigna, non ti riconosce.

Ecco perché è così importante la diagnosi prenatale o comunque il prima possibile.

In questo caso i  genitori sono preparati, le Associazioni più attive e sensibili verso i bambini e gli adolescenti li aiutano con specifiche conoscenze, li mettono in contatto con altri genitori e sperimentano come la condivisione faccia veri miracoli. I ragazzi hanno ancora difficoltà a scuola ma cambia completamente l’approccio, l’ inquadratura, la prospettiva …

DALLE ASSOCIAZIONI ASSIEME AI GENITORI POSSONO ARRIVARE LE SOLUZIONI

E qui il discorso da fare è lungo e articolato, perché ci sono tante risorse troppo spesso completamente ignorate da genitori e insegnanti: ci sono specifici metodi di studio proprio per aiutare i bambini fin dai primi anni ad affrontare lo studio con metodi collaudati.  I più fortunati  possono contare su genitori decisi ad aiutare il figlio, con ogni mezzo possibile,  dando  la priorità alla sua formazione scolastica e intellettiva. Ci sono, infatti,  vari metodi di apprendimento alternativi a quello tradizionale che non aiuta gli studenti  in quanto basato sulla competizione piuttosto che sulla valorizzazione delle potenzialità.

Pensiamo ad esempio al Metodo Montessori. Ci sono altri vari metodi per il potenziamento cognitivo utili a chiunque come ad esempio il Metodo Feuerstein oppure il Metodo WaldorfSteiner.

A parte le scuole Montessoriane private, (ottime per le famiglie che possono permetterselo o disposte a far sacrifici economici), crediamo che tra gli obiettivi principali delle Associazioni riferite anche alle difficoltà di apprendimento, e quindi anche alla maggior parte di studenti con la sindrome di Klinefelter, debbano esserci quello di divulgare e pretendere che nelle scuole pubbliche si applichino metodi pedagogici finalizzati a valorizzare le potenzialità cognitive degli allievi.

 C’è infine la possibilità (da prendere in considerazione) di avvalersi anche degli “insegnanti di sostegno,” quando se ne ravveda la necessità, che devono cooperare insieme agli insegnanti curriculari e al gruppo classe per  far fronte alle difficoltà basandosi su specifiche indicazioni di esperti  psico- pedagogisti. Soprattutto bisogna che  figlio e  genitori siano consapevoli delle possibili difficoltà causate dalla X in più e  che possano affrontarne con determinazione le conseguenze.

Nascondersi o ignorare di avere un figlio con la sindrome di Klinefelter non aiuta nessuno. Anche all’Università si può chiedere di spezzare un esame particolarmente complesso, in più sezioni, proprio per agevolare chi, pur studiando, ha difficoltà oggettive, riconosciute, documentabili di memoria a breve.

Torneremo presto su questo argomento. Nel frattempo consigliamo ai genitori di documentarsi sui metodi che possono favorire le capacità di apprendimento. Pensiamo possa essere non solo utile ma gratificante e anche divertente condividere con i più piccoli un percorso di potenziamento delle capacità cognitive. In realtà conoscere questi metodi fa bene non solo ai bambini ma anche a chi si prende cura di loro. Consigliamo dei semplici manuali per iniziare  un percorso conoscitivo dei metodi MontessoriFeuerstein  e  WaldorfSteiner. 

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 MONTESSORI

 Metodo FEUERSTEIN

 Metodo WALDORF – STEINER

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Autori:  Franco Ionio e Giuseppina Capalbo

 dell’Equipe Direzionale del Gruppo SVITATI 47.