L’INTELLIGENZA EMOTIVA

Ah, come è difficile la gestione delle emozioni… noi troviamo grossa difficoltà a volte, cadendo ciclicamente nella grande stanchezza mentale che deriva dal contenere le emozioni di mio figlio Sebastian.
La grossa difficoltà principale in questo campo, credo sia l’enorme individualità che contraddistingue ognuno di noi in fatto emotivo.

.

Ma cosa sono le emozioni ?

In questo mondo, noi siamo figli di quelle generazioni per cui “un vero uomo non piange mai!” e “che fai piangi? Sei proprio una femmina” o che ripetevano ai bambini “non si piange!” venendo da queste esperienze, può essere davvero difficoltoso riconoscere le proprie emozioni: nascondendole, giorno dopo giorno, si impara ad ignorarle, creando un vero e proprio scudo intorno ad esse che ci impedisce di avvertirle e riconoscerle, con il grande pericolo che possano poi venir fuori all’improvviso, tumultuose come un fiume in piena, creandoci sommo disagio, a causa dell’incapacità di gestirle; la verità è che se non abbiamo imparato a farlo, non abbiamo competenza in fatto di “intelligenza emotiva“.
Abbiamo perso il contatto con le nostre emozioni, quindi…
Concorrono a questo scenario un po’ brullo e arido, oserei dire, la frenesia della quotidianità e l’uso sconsiderato della tecnologia, che ci portano a non pensare al qui ed ora, a distogliere il pensiero dal presente proiettandoci al futuro o trattenendoci nel passato, magari spingendoci direttamente alle stories (per dirla con linguaggio social) di vita di qualcun’altro.

.

A cosa servono le emozioni ?

La loro prorompenza, l’enorme influenza che hanno sul nostro comportamento, la dicono lunga. Le emozioni ci àncorano al presente, ci orientano, anzi, nel presente. La loro funzione biologica è adattiva (vuol dire che consente la sopravvivenza della specie), ci consente di guidarci, quindi, alla ricerca di ambienti favorevoli alla sopravvivenza ed al benessere.
Dovremmo forse curarle di più, non trovate?!
I primi ad esporre il concetto di intelligenza emotiva furono gli psicologi Peter Salovey e John D. Mayer negli anni ’90; lo stesso concetto fu poi ripreso dallo psicologo Daniel Goleman che lo rese più popolare con il libro “Intelligenza emotiva”, in cui attribuisce a questa competenza dell’individuo un ruolo significativo per raggiungere il successo nel lavoro.
Negli ultimi anni, sono tantissimi gli studi condotti sull’aspetto emotivo dell’individuo; vista l’importanza delle emozioni, come detto sopra, sembra chiaro che saperle riconoscere e gestire sia davvero fondamentale per vivere la propria quotidianità a 360° e con efficacia.
Le componenti dell’intelligenza emotiva, infatti, sono molteplici e comuni a molti ambiti nella vita di tutti i giorni; le elenco di seguito contestualizzandone l’importanza:

Individuare e saper riconoscere le proprie emozioni: questo è l’aspetto basilare dell’intelligenza emotiva. Capire come mi sento in relazione ad una situazione, aumenta la consapevolezza di me stesso (cosiddetta autoconsapevolezza) così da consentirmi di orientare il mio comportamento in una direzione piuttosto che in un’altra; in questo modo è più probabile che il risultato sia quello che mi faccia sentire meglio, accrescendo così anche la mia autostima. Nel caso dei bimbi, lo sviluppo dell’intelligenza emotiva ha inizio quando il bambino acquisisce la consapevolezza di sé stesso, ad esempio si riconosce allo specchio e si riferisce a se stesso in prima persona non più in terza (io voglio il gelato anziché Noemi vuole un gelato). La capacità di riconoscersi è la prima chiara espressione del concetto di sé (Boyesen e Himes, 1999), e si può coltivare osservando il bambino nelle sue attività, intercettando poi le sue emozioni ed incoraggiando il bambino a definirle. Perché lo faccia, o impari a farlo, è necessario che qualcuno gliene dia un esempio! Va da sé, quindi, che per sviluppare questa competenza è importante che noi siamo i primi a farlo. A quanti capita di svegliarsi male ogni tanto?! Eppure, difficilmente ci troviamo a dire “mi sento nervosa”, “mi sento irascibile”, “mi sento assonnata”; iniziare a prendere confidenza verbalizzando le nostre emozioni e comunicandolo con determinazione e assertività (comunicando con rispetto dei propri bisogni e di quelli altrui) ai presenti, compiamo una serie di processi:

1. Mi connetto con me stessa, indagando l’emozione che sto provando qui ed ora, soffermandomi sulle sensazioni che ne derivano;

2. Comunico con fermezza poiché le emozioni non sono giudicabili, sono personali, individuali e per tali vanno rispettate, a prescindere dal sesso biologico, dall’età anagrafica e dalla provenienza; le emozioni sono nobili! Questo ci fa sentire importanti, considerati e riconosciuti come individui (da noi stessi e dagli altri).

3. Riconoscere le mie emozioni e verbalizzarle mi rende consapevole del mio sentire, consentendomi di attuare strategie efficaci per la risoluzione di questioni. Inoltre, se questi processi vengono portati a termine anche davanti ai bimbi, forniamo loro un ottimo esempio.

Verbalizzare le proprie emozioni è utile al controllo emotivo. Questo fattore dell’intelligenza emotiva ci consente di mantenere una certa stabilità emotiva di fronte agli eventi della vita e della quotidianità. La gestione delle emozioni è diversa dalla soppressione delle stesse: si tratta infatti di osservarle e contenerle affinché le energie siano canalizzate verso la soluzione del problema e non perse in uno sfociare estremo dell’emozione in gioco.

La motivazione. Essere motivati a raggiungere un obiettivo, ci consente di mettere in atto tutte quelle strategie positive che con tutta probabilità ci condurranno al successo. Inoltre, se siamo motivati, lo “sforzo”, l’investimento di energie sarà senz’altro minore rispetto a quelle in gioco quando si è obbligati a fare qualcosa. I bambini motivati, ad esempio, si aspettano di avere successo e si prefiggono obiettivi più alti. Nostro arduo compito è quello, quindi, di farli sentire all’altezza della situazione, puntando all’impegno con cui hanno svolto il compito, a prescindere dai risultati!

L’empatia: il saper riconoscere le emozioni degli altri, mettersi nei loro panni, altra componente fondamentale dell’intelligenza emotiva; ci consente di prevenire e prevedere i comportamenti altrui, anche in relazione al loro stato d’animo e di rispettarne spazi e tempi.

Creare e mantenere le relazioni è utile agli individui, bambini compresi, ad assumere più punti di vista, acquisendo nuove abilità di socializzazione: più ci esponiamo a situazioni sociali e più sviluppiamo questa competenza di raggiungere un equilibrio nello scambio emotivo generato da una relazione con l’altro.
A questo proposito, viene quasi spontaneo fare una riflessione in merito al periodo pandemico appena passato. Sicuramente ci sono genitori – lettori di bimbi con sindromi genetiche dovute ai cromosomi sessuali di età più diverse. Che impatto ha avuto la ridotta socialità vissuta dai nostri bimbi?

Siamo soliti ricondurre quello che avviene nei nostri bambini con anomalie genetiche tutto ed esclusivamente alla sindrome in questione, non consentendoci di orientare, davvero, la bussola nella giusta direzione.
Reputo questa riflessione un punto nodale per comprendere e aiutare i nostri bimbi nella vita di tutti i giorni.


Se dovessi dare un nome a questo atteggiamento di attribuire ogni difficoltà alla sindrome genetica, lo definirei rassegnazione: essa è limitante, non ci dà la forza di trovare quelle strategie che ci aiutano a risolvere un problema e tende, quindi, ad essere piuttosto pericolosa e ci lascia inermi e apatici.


Diversa è invece l’accettazione: ci vede attivi nella questione, consentendoci di accettare la realtà con quella capacità critica, però, di combattere per trovare la soluzione al problema; e anche se in questo momento non troviamo risposta,resta la forza di continuare a cercarla.

Ecco, è un po’ questa la motivazione che mi ha spinto a scrivere questo articolo. Ci sono medici e testi che parlano delle persone con la sindrome di Klinefelter come individui con sbalzi umorali e tendenze aggressive, chi ci dice che invece i loro sbalzi di umore non dipendano solo da noi genitori (peraltro, trovo poco empatica una risposta simile); tuttavia, trovo che, sia una risposta oppure l’altra, come detto all’inizio dell’articolo la sfera emotiva di ognuno di noi è un universo a sé, più che un mondo… la sua varietà ed individualità, penso a questo punto, non possa avere una risposta precisa ed univoca…
Nel dubbio, io e papà Ale puntiamo all’educazione emozionale che mira proprio all’ascolto di sé stessi, dei propri bisogni e a trasmettere le competenze utili allo sviluppo dell’intelligenza emotiva, con l’obiettivo di dare a Seb gli strumenti con cui chiedermi aiuto quando perde il controllo e trovare, quindi, insieme la strada per rientrare, contenere e tornare al nostro qui ed ora.

E se volete approfondire, vi lascio questi titoli, un numero davvero irrisorio rispetto all’oceano di testi sul tema, ma che ho trovato molto utili nel mio viaggio di genitore, non solo sul tema-soggetto dell’articolo, ma anche sulla costruzione di una relazione sana ed equilibrata, basata (come dico sempre ai genitori che seguo) sulla reciprocità ed il rispetto.

Autore: Noemi Di Modugno – Task Force del Gruppo SVITATI47

.

Bibliografia e testi suggeriti:
L’arte di educare con intelligenza emotiva, Come crescere figli sereni, responsabili e socievoli” di Maurice J. Tobias, Steven E. e Friedl Elias
Educazione emozionale” di Rafael Bisquerra
Le emozioni dei bambini” di Isabelle Filliozat.
E se poi prende il vizio” di Alessandra Bortolotti

.
E ancora sulla comunicazione:


Genitori efficaci” di Thomas Gordon
Invece di dire, prova a dire” di Alli Beltrame
12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino” di D.J. Siegel e T. Payne Bryson
Come parlare perché i bambini ti ascoltino & come ascoltare perché ti parlino” di A. Faber e E. Mazleish

ALTOLÀ!! O LA PANCIA O LA VITA!!

È INDUBBIO CHE LA PRIMA CAUSA DI MORTE IN ITALIA E NEI PAESI “INDUSTRIALIZZATI” SIA DOVUTA A PROBLEMATICHE CARDIOVASCOLARI, CONSEGUENTI, NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI, AL SOVRAPPESO E ALL’OBESITÀ.

Noi con la sindrome di Klinefelter ne siamo maggiormente esposti, rispetto alla popolazione generale maschile.
X
Per mille motivi, psicologici e sociali, tutti noi siamo a rischio di sovralimentazione con cibi a basso costo in grado di soddisfare sia la fame reale della “pancia” che quella fittizia, ma non meno insidiosa, del cervello.
X
Se questa “attrazione letale” per il cibo “spazzatura”, spesso poco costoso e sempre ipercalorico, è deleteria per tutti, lo è ancora di più per noi con la sindrome di Klinefelter di tutte le età: dall’infanzia, all’adolescenza, all’età adulta.
X
Fin da giovani, la bassa autostima e la fuga dal confronto soprattutto fisico, ci allontanano dalle palestre e dalle competizioni sportive, relegando la nostra vita alla nostra cameretta con PlayStation e il rassicurante pacco di buonissimi biscotti ripieni vicino al mouse.
X
Da adulti è difficile abbandonare queste “care e consolanti abitudini” fintanto che, finalmente, capisci che ti stai fregando la vita!!!
X
Spesso dalle analisi di routine, scopri sulla tua pelle che non ti bastava la sindrome di Klinefelter, perché ora con la glicemia fuori controllo e la diagnosi di diabete mellito di tipo 2, ti sei guadagnato sul campo anche la sindrome metabolica!!!
X
Quante volte l’endocrinologo del Centro di riferimento per la sindrome di Klinefelter o il tuo stesso medico di famiglia te l’hanno fatto notare, invitandoti a perdere peso con la “famigerata” dieta equilibrata e il “famigeratocorretto stile di vita?
X
Parole vane, incomprensibili e inaccettabili fintanto che, un giorno, ti svegli e prendi atto di te stesso, prendi atto che è ora di fare qualcosa e che da solo non puoi farcela.
Hai bisogno di essere aiutato, perché il mito della forza di volontà, con cui qualcuno è riuscito a smettere di fumare dall’oggi al domani, vale per tutti ma non per te !!
X
La maledetta X in più (di cui avremmo fatto volentieri a meno), oltre ad averti reso la vita più difficile a scuola e a privarti della gioia di avere figli come tutti gli altri, ora ci sta provando a darti la spallata finale nel rovinarti la qualità e ridurti l’aspettativa di vita.

E allora …

Cosa dobbiamo fare?

COSA DEVO FARE?

Beh, se hai letto fin qui e se ti sei ritrovato in alcuni o in tutti i passaggi, ti posso dire che sei già avanti!
Allora prima di tutto: dimentica le centinaia di diete su YouTube e quelle degli amici degli amici. Rivolgiti ad un professionista che, con controlli cadenzati per almeno un anno, ti aiuti a trovare un’alimentazione corretta, gradevole e soddisfacente, tenendo sempre sotto controllo il rapporto massa magra e massa grassa. Se non lo trovi nella struttura pubblica, trovalo privatamente: scoprirai che sono tra i soldi spesi meglio della tua vita!
X
Poi se, come moltissimi di noi, non ami la palestra o ambienti simili, parla con il tuo medico e, con la sua approvazione,comincia a “camminare”…
x
Comprati un paio di scarpe di buona qualità (del tipo da runner). E comincia a farlo quotidianamente, senza esagerare, specialmente i primi giorni. Le prime volte sarà faticoso ma tu non ti scoraggiare, all’inizio è stato così per tutti, ma poi piano piano scoprirai di avere tutta l’energia e la forza di cui hai bisogno.

Vestiti come vuoi, l’importante è che usi scarpe idonee e all’occorrenza plantari fatti su misura per te.

x
Un piccolo ma “grande” investimento sulla tua vita che vale la pena di fare!!x


Tra nutrizionista e il camminare ti sentirai subito meglio e scoprirai, nel giro di qualche mese, che hai un guardaroba che ti sta aspettando da anni e che finalmente potrai indossare di nuovo.
x
Imparerai da solo le tue strategie per non farti più fottere da un’alimentazione tanto attraente quanto deleteria per la tua vita.
x
Ritroverai molta energia e la tua autostima risalirà vertiginosamente.
x
Ti dico queste cose perché le ho vissute e le sto vivendo anche oggi assieme a molti altri simpatizzanti del Gruppo SVITATI47.
x
Coraggio!! Noi ci stiamo provando e siamo molto contenti e tu? Cosa aspetti?X

#SindromediKlinefelter #MalattieCardiovascolari #DiabeteMellito #SindromeMetabolica #Camminare #Autostima #Nutrizionista #Sovrappeso #Obesità #Endocriolgo #GruppoSvitati47

X
Autore: Franco Ionio – Equipe Direzionale del Gruppo SVITATI 47