BASSA AUTOSTIMA: CAUSE, PREVENZIONE E RIMEDI.

Chi conosce la sindrome di Klinefelter e le sue varianti sa bene quanto importante e dibattuto sia il concetto di autostima. E’ un argomento che suscita tanti interrogativi perchè fortemente impattante nella vita di chi si confronta con noi. Per saperne di più ci siamo rivolti alla Dott.ssa Paola Santagostino autrice di:

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“Come crescere un bambino sicuro di sé … E rafforzare la sua autostima”

Assolutamente da leggere in quanto insegna, ai genitori e agli educatori con esempi concreti, descrivendo situazioni comuni a costruire, nei bambini, un sano senso di autostima. Risulta utilissimo anche per comprendere le dinamiche da adulti e migliorare anche il proprio senso di autostima.
Ci auguriamo che questo libro sia considerato un vero e proprio ‘vademecum’per i genitori di tutti i bambini e bambine con variazione di numero dei cromosomi XY, visto che anche molti di noi adulti del Gruppo SVITATI47, nati con aneuploidie XY, siamo stati segnati fin dall’infanzia dalle problematiche relazionali dovute alla bassa autostima, accentuatesi durante l‘adolescenza.
Lasciamo ora la parola alla nostra intervistata che si presenta così:

sono la Dott.ssa Paola Santagostino: Psicologa -Psicoanalista-Psicoterapeuta-specializzata in Medicina Psicosomatica. Sito web www.pensieroecorpo.it


Sono ormai più di 40 anni che mi occupo di Medicina Psicosomatica e delle più varie patologie fisiche e psichiche sia dal punto di vista clinico che teorico (‘Che cos’è la Medicina Psicosomatica’); ho elaborato una tecnica di psicoterapia basata sulle fiabe (‘Guarire con una fiaba’), mi sono occupata molto anche di bambini (‘Come raccontare una fiaba’- ‘Le domande dei bambini’- ‘Crescere un bambino sicuro di sé’), dei problemi degli adolescenti e dello sviluppo della autostima. Mi ha affascinato il tema della psicologia del colore (‘Il colore in casa’) e qualche anno fa ho avuto la migliore idea della mia vita iscrivendomi all’Accademia di Belle Arti di Brera e prendendo una laurea in Pittura: adesso sì che comincio a divertirmi davvero tanto dipingendo sedute di psicoanalisi www.paolasantagostinoartista.com

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Vorrei iniziare la nostra conversazione con una breve premessa:

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l’adolescenza è per tutti un periodo tremendo per l’autostima. Come si fa ad avere una solida ‘auto-stima’ con un corpo che cambia ogni giorno e che si fa fatica persino a muovere in modo aggraziato, con la voce che si spezza, le forme che cambiano, gli ormoni fuori controllo che producono imprevedibili oscillazioni di umore, con la propria immagine rispetto all’ambiente sociale dei coetanei che non si sa bene quale sia e che può cambiare drammaticamente da un momento all’altro, con un IO indefinito né bambino né adulto né carne né pesce e con una ribellione in corso contro tutto il mondo degli adulti?
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Se c’è una cosa che terrifica gli adolescenti è l’essere ‘diversi’ inteso sempre in senso negativo: troppo grassi, troppo magri, troppo alti, troppo bassi, troppo bruni, troppo biondi, tutta l’insicurezza si scarica soprattutto sul corpo: non ho mai visto un adolescente contento e soddisfatto di ‘come è’ fisicamente, come se ‘non andassero mai abbastanza bene’ rispetto a un modello ideale indefinito.
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Quando poi c’è una qualche variazione fisica ‘visibile’ rispetto agli standard più comuni la cosa è ancora più destabilizzante, tanto più nella sindrome di Klinefelter che colpisce l’area in cui i ragazzini sono più sensibili ed esposti. Già i bambini non sono esattamente degli angioletti quando si tratta di prendere in giro i compagni, ma gli adolescenti sono delle bombe al testosterone spesso decisamente volgari rispetto alla appena scoperta sessualità.
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Quindi non c’è da stupirsi che gli adolescenti con la sindrome di Klinefelter siano particolarmente vulnerabili riguardo alla autostima e che lo siano anche gli adulti in una cultura come la nostra ancora segnata da un certo machismo da troglodita.

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1.Il senso di autostima, come e perché è diventato argomento di studio negli anni?
Negli ultimi decenni si è dedicata molta attenzione alla autostima perché si è notato che è il principale fattore coinvolto sia nella ‘produzione’ che nella ‘reazione’ a molti eventi della vita. Dalla autostima dipende come una persona ‘si presenta’ agli altri e questo ovviamente influenza la loro risposta: con una buona autostima un individuo si arrischierà a provare, sperimentare, esplorare (e anche inevitabilmente sbagliare senza prendersela troppo) e questo è fondamentale per il suo sviluppo e la sua crescita. E l’autostima determina anche come si reagisce agli eventi spiacevoli, alle delusioni e alle sconfitte… diventeranno una tragedia o saranno solo una temporanea seccatura?
Verranno usati per imparare e andare avanti o per rinunciare e chiudersi in sé stessi?
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2.Ci sono dei fattori di rischio per la bassa autostima?
I fattori di rischio per le fondamenta dell’autostima risiedono nell’ambiente in cui si cresce, per esempio nell’avere una famiglia poco apprezzativa e incoraggiante o che ripone delle aspettative esagerate sui propri figli, oppure l’essere continuamente esposti a paragoni con altri membri dell’ambiente (in questo senso non facilita le cose provenire da una famiglia socialmente emarginata, ma neppure avere dei genitori eccezionalmente dotati). Poi ci sono i rischi legati a ogni possibile ‘evento traumatico’ anche lieve della pubertà, che è una fase completamente ‘nuova’ nella costruzione della propria immagine sociale, per esempio dei ritardi di sviluppo o piccole anomalie fisiche e dei penosi rifiuti nelle prime relazioni sentimentali.
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3.Cosa determina l’autostima?
Direi che prima occorre definire meglio che cosa sia l’autostima … la parola stessa lo dice: ‘stima di sé’, ma in realtà si tratta di un insieme piuttosto complesso pensieri-sentimenti-esperienze-apprendimenti che portano a una valutazione di sé stessi e delle proprie capacità e possibilità future.
Come si forma?
Il bambino non nasce con una ‘valutazione di sé’ già definita, se la forma via via raccogliendo i ‘messaggi’ che gli arrivano dall’ambiente. E questo fin dai primissimi giorni di vita perché si tratta soprattutto di messaggi non verbali che passano attraverso la pelle, il tocco, il tono di voce, le emozioni …
Se il bambino viene coccolato, accarezzato, riscaldato, nutrito, in poche parole ‘amato’, anche senza bisogno di parole e di concetti si forma l’impressione di essere ‘amato=amabile’ e su questa base costruirà una idea di sé. A ciò si aggiungeranno in seguito tutti i messaggi verbali e non verbali delle persone che popolano l’ambiente in cui cresce.

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4.È nell’infanzia che si costruisce l’autostima?
Certamente. Si costruisce nell’infanzia e anche molto presto, fin dai primi giorni di vita.
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5.Pensa che il troppo amore o meglio la troppa apprensione possa essere deleteria e creare insicurezze?
Decisamente sì, ma non lo chiamerei ‘troppo amore’ la chiamerei piuttosto una attitudine ansiosa dei genitori. Ovviamente tutti vogliono proteggere i propri figli, ma quello che nel mio libro ‘Crescere un bambino sicuro di sé’ ho chiamato ‘occhio di mamma’ è uno sguardo al mondo teso a individuare ogni possibile pericolo e minaccia, che si traduce in un costante: ‘stai attento a…. mi raccomando di… non andare… non toccare’ e questo trasmette al bambino l’impressione di vivere in un ambiente estremamente pericoloso dove ogni sua mossa può provocare un disastro. Il risultato è trasmettere ansia, creare un ansioso.
Come si fa ad avere una buona autostima se non ci si può neanche fidare di sé stessi e delle proprie azioni?
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6.Come si può far crescere l’autostima nei bambini?
Come ho detto è un processo che inizia fin dalla nascita e non credo che ci si possa ‘costringere’ ad amare un bambino se non sono questi i veri sentimenti: troppi messaggi subliminali sfuggono al controllo cosciente. Ma in linea di massima per favorire una buona autostima occorre apprezzare esplicitamente le qualità, i successi e anche i tentativi riusciti o meno, incoraggiare a provare senza indugiare sugli errori e le mancanze.
Come genitori occorre innanzitutto sviluppare in sé stessi l’attitudine a vedere più il buono che il difetto, più le potenzialità che i limiti.
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7.I bambini con difficoltà di apprendimento possono essere aiutati nell’acquisizione del senso di autostima ?
I bambini con difficoltà di apprendimento vanno innanzitutto aiutati con gli strumenti più adatti ad affrontare quelle difficoltà nell’area specifica in cui si manifestano, ci sono tante ottime tecniche al giorno d’oggi e si possono anche sviluppare capacità alternative e inusuali.

ORA SAPPIAMO DI AVERE TANTI DIVERSI ‘TIPI DI INTELLIGENZA’ E NESSUN BAMBINO NE È PRIVO: ‘APPRENDERE’ NON SI LIMITA A UNA SOLA MODALITÀ O SOLO A QUELLA SCOLASTICA CLASSICA.

8.E’ possibile e come si fa ad accrescere la propria autostima?
Per fortuna si può, altrimenti saremmo già condannati fin da piccoli senza averne alcuna colpa.
Se da adulti ci accorgiamo di avere una bassa autostima c’è un po’ di lavoro da fare per cambiare il ‘modo di pensare’ che la riduce.
Sarebbe semplicistico cercare di spiegarlo in due parole ma si tratta innanzitutto di ‘accorgersi’ dei mille modi in cui ci svalutiamo quotidianamente con l’autocritica feroce, la mancanza di apprezzamento, le convinzioni limitanti, le ansie ingiustificate e la mancanza di auto-incoraggiamento.

IN SOSTANZA SI TRATTA DI IMPARARE A FARE DA SOLI ‘DENTRO DI NOI’ QUELLO CHE AVREBBE DOVUTO FARE A SUO TEMPO UN BUON GENITORE.

9.Cosa dire a chi ha poca autostima?
Che non è un dato immutabile del suo carattere e che può e deve farci qualcosa il più presto possibile: le possibilità sono molte, accessibili a tutti e non poi così complicate. Certamente può richiedere un supporto psicologico personalizzato, ma dagli anni ’90 ad oggi è anche stata pubblicata una infinità di libri su come aumentare la propria autostima, oltre a corsi online, workshops, forum, indicazioni di ogni genere e tipo e penso che una accurata ricerca su internet e in libreria possa cominciare a fornire parecchie informazioni utili.
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10.Quali indicazioni ci può dare per aiutare chi vorrebbe uscire dall’isolamento sociale (amicizie, affetti, ecc.) ?
C’è un esercizio che io trovo molto divertente: per 30 giorni attaccar bottone con chiunque e in qualunque luogo, senza secondi fini e senza alcuno scopo. Si vedranno le reazioni più diverse: qualcuno rimarrà piacevolmente sorpreso e ne scaturirà una bella chiacchierata, qualcuno si ritrarrà con sospetto, qualcuno taglierà corto infastidito. Questo semplice esercizio ‘allena’ a parlare del più e del meno senza farsi tanti problemi, ‘abitua’ a prendere i rifiuti con leggerezza e mostra che il mondo è pieno di sorprese: le reazioni degli altri non dipendono solo da noi ma dal loro carattere o semplicemente da come si sono svegliati al mattino. Per intrecciare relazioni occorre innanzitutto protendersi verso gli altri, ma con leggerezza e spontaneità perché tanto quelle ‘affinità elettive’ che permettono lo sviluppo di un legame più profondo non sono prevedibili né controllabili e si scoprono per caso strada facendo.
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11.A cosa porta la perdita di autostima?
L’autostima non si perde come un mazzo di chiavi, la perde solo chi non l’ha mai avuta ben solida. E’ inevitabile nella nostra vita incontrare a volte delusioni, fallimenti, abbandoni, tradimenti, come è inevitabile sbagliare e non essere sempre all’altezza dei nostri desiderata: sotto sotto la sofferenza è sempre dovuta a un cattivo giudizio che diamo su noi stessi. E’ proprio in queste circostanze che si vede la vera autostima: nella capacità di rialzarsi, di accettare con grazia i propri errori e nell’usarli come trampolino di lancio per aggiustare il tiro. Se abbiamo fatto dipendere troppo la nostra autostima dai successi esterni, dall’apprezzamento degli altri, o dal sostegno di qualche persona in particolare siamo molto più esposti ai crolli e una perdita di autostima ha conseguenze a volte gravi: depressione, scoraggiamento, mancanza di prospettive, poco rispetto per se stessi e sfiducia delle proprie possibilità che porta ad accettare relazioni e situazioni degradanti che peggiorando le cose creano un circolo vizioso.
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12.Come comportarsi con le persone insicure?
Dipende dall’età… se si tratta di adulti in una certa misura si può incoraggiarli e rassicurarli, ma se il problema è profondo le buone parole valgono quanto le pacche sulla spalla a chi ha la febbre alta… Se invece si tratta di bambini bisogna intervenire perché c’è ancora spazio per il cambiamento e dipende dagli adulti che hanno intorno: loro non possono far tutto da soli.
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13.Abbiamo riscontrato, in base alla nostra esperienza, nelle persone con sindrome di Klinefelter, una tendenza al perfezionismo che nel suo libro (Crescere un bambino sicuro di sè) lei definisce ‘paralizzante’: ci può spiegare come e perché il perfezionismo è connesso alla bassa autostima ?
Il perfezionismo è un grandissimo ostacolo per tutti ed è davvero paralizzante. Se vogliamo realizzare le nostre potenzialità, espanderci, svilupparci, a qualunque età, dobbiamo per forza imparare cose nuove, uscire dalla zona di confort di quel che già sappiamo fare, provare e … inevitabilmente sbagliare! Non c’è alternativa: non possiamo neanche lontanamente illuderci di far sempre tutto giusto al primo colpo. E qui entra in gioco la questione fondamentale della ‘gestione dell’errore’: a nessuno piace sbagliare, ma gli errori sono il sale della vita, sono apprendimenti, sono indicazioni, sono guide preziose.

MA CHI HA UNA BASSA AUTOSTIMA PRENDE MALISSIMO I PROPRI ERRORI: NON LI USA PER IMPARARE MA PER FUSTIGARSI, E PUR DI NON RISCHIAR DI FARE UNA FIGURACCIA RINUNCIA AD AGIRE.

In questo senso è ovvio come il perfezionismo e la paura dell’errore, siano paralizzanti e direttamente connessi alla bassa autostima.

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Intervista gentilmente rilasciata dalla Dott.ssa Paola Santagostino – Psicologa -Psicoanalista-Psicoterapeuta-specializzata in Medicina Psicosomatica al Gruppo SVITATI 47.

APPROFONDIMENTO:

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Ecco il link dell’intervista di Paola santagostino rilasciata alla giornalista Simona Regina

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